1 febbraio 2015

22. Aria: "Ah! Se destarti in seno"

Scritto da Christian

Il piano di Clarice procede. Nei falsi panni del capitano Lucindo, la donna spiega al Conte Asdrubale che intende condurre con sé la sorella, "lungi da questi lidi per lei funesti". Davanti alla prospettiva di non veder mai più la Marchesa, il Conte prende finalmente coscienza del proprio amore per lei. Ogni supplica a Lucindo affinché torni sui suoi passi si rivela inutile: e al Conte non resta che lamentarsi per la propria sorte, osservando come la somiglianza di Lucindo e Clarice si limiti al volto ("Oh, quanto mai Natura sotto eguali sembianze vi distinse nel cor", e poi ancora: "Ah, di lei, per mio tormento, / le sembianze in te ravviso: / il tuo volto in due diviso / m'innamora, e orror mi fa").

Clicca qui per il testo del recitativo che precede il brano.

CONTE
Scusate, capitan...

CLARICE (in abito militare)
Tutto m'è noto.

CONTE
Ch'io sappia almen da lei...

CLARICE
No, mia sorella più non vedrete.
[(a Giocondo)
Cavaliere, a voi la destra io n'offro.

GIOCONDO
Io la ricuso: amico
prima che amante, io fui.

CLARICE
La vostra ammiro non volgare amistà.]
Lungi da questi lidi per lei funesti
Clarice io condurrò.

[CONTE (con sorpresa ed affanno)
Voi?

CLARICE (con forza)
Sì.

CONTE (smanioso a Giocondo)
Me stesso in me non trovo.

CLARICE
(In quelle smanie io veggo il mio trionfo.)

CONTE (a Clarice quasi piangendo)
E partirà Clarice per non tornar mai più?

CLARICE
D'avervi amato arrossirà, quando ragione e tempo
resa le avran la sospirata calma.

CONTE (appoggiandosi a Giocondo)
Oh dio!... Qual su quest'alma piomba improvviso gel!...
D'amarla tanto io non credea.

CLARICE
Né pianto a lei giovò, né tolleranza e fede
anche in mezzo ai disastri.

CONTE
Ah! sì, conosco per mia pena maggior
tutte in un punto le sue virtù.
(A Clarice in aria supplichevole)
Deh...

CLARICE (con enfasi)
No.]

CONTE
Crudel!... Se fosse Clarice qui...
Se me vedesse... Oh, quanto...

CLARICE
(Resisto appena.)

CONTE
Oh, quanto mai Natura
sotto eguali sembianze
vi distinse nel cor!

GIOCONDO
Deh! alfin vi basti
il pentimento, il suo rossor...

CLARICE (con enfasi, come sopra)
No.

CONTE (a Giocondo)
Cessa...
Lasciami, amico, a quel destino in preda,
che a me stesso io formai.
Da te Clarice sappia almen ch'io l'adoro,
che le follie, che il mio rigor condanno,
e che forse per lei morrò d'affanno.

Clicca qui per il testo del brano.

CONTE
(a Clarice)
Ah! Se destarti in seno
per me pietà non senti,
lascia ch'io speri almeno
dall'idol mio pietà.
(a Giocondo)
Caro amico, ah! tu lo vedi...
ah! di me che mai sarà?
(a Clarice)
Al mio duol se tu non cedi,
mostro sei di crudeltà.
(all'uno e all'altra)
Non vedrò mai più Clarice:
e fia vero?... oh me infelice!
(a Clarice fissando in lei lo sguardo)
Ah, di lei, per mio tormento,
le sembianze in te ravviso:
il tuo volto in due diviso
m'innamora, e orror mi fa.
Più bramar non so che morte;
altra speme a me non resta:
l'ora estrema, oh dio! fu questa
della mia felicità.
(parte furiosamente e Giocondo lo segue)



Marco Vinco


François Lis


Justino Diaz

Natale de Carolis