30 novembre 2012

La Cenerentola (12) - "Zitto zitto, piano piano"

Scritto da Christian

Dandini torna dal principe Ramiro per metterlo al corrente delle sue “indagini” sul carattere e la personalità di Clorinda e Tisbe. Il responso non è certo favorevole: le due sorellastre di Cenerentola sono infatti, per usare le sue parole, “un misto d'insolenza, di capriccio e vanità”. Ramiro è perplesso: il saggio Alidoro gli aveva assicurato che una delle figlie del barone era buona, pura e innocente. Come può essersi sbagliato? Dandini, con la sua consueta e irriverente schiettezza, non si fa scrupoli a prendere il filosofo per i fondelli, spiegando al principe come Alidoro abbia “un gran testone” e che, secondo lui, “oca uguale non si dà”.

I due decidono di comune accordo di proseguire nella recita (ossia di continuare a vestire i panni l'uno dell'altro) per mettere ancora una volta le donne alla prova. Il duetto diventa un quartetto quando appunto Clorinda e Tisbe irrompono in scena in cerca del principe. Dandini, spiegando che non potrà certo sposare tutte e due, suggerisce per la dama scartata un matrimonio con il suo “scudiero”, ma entrambe rifiutano sdegnosamente di maritarsi con un servitore, disprezzando la sua “anima plebea” e la sua “aria dozzinale”. Ramiro e Dandini se la ridono, ma anche questo è un ulteriore indizio della pochezza d'animo delle due sorellastre: che differenza con Cenerentola quando, come vedremo in seguito, rifiuterà le avances di quello che crede essere il principe dichiarando di essere invece innamorata “del suo scudiero”!

Se il primo verso di questo vivace quartetto ricorda un celebre terzetto del “Barbiere di Siviglia” (“Zitti zitti, piano piano / non facciamo confusione”, nel finale del secondo atto), per il resto il brano mette in mostra la fortunata vena melodica e compositiva di Rossini, che fonde alla perfezione le quattro voci e l'accompagnamento strumentale. È solo un antipasto per il lungo e complesso finale del primo atto, che culminerà nell'arrivo di Cenerentola (mascherata) al ballo, preannunciato dalle trombe che risuonano proprio sulle ultime note del quartetto (impedendo di solito al pubblico, purtroppo, di applaudirne gli interpreti).

Piccola nota: nelle prime tre battute dell'accompagnamento, Rossini rende omaggio a una composizione giovanile di Mozart, il concerto per piano n. 3 K. 40.

Clicca qui per il testo del brano.

RAMIRO
Zitto zitto, piano, piano,
senza strepito e rumore:
delle due qual è l'umore?
Esattezza e verità.

DANDINI
Sotto voce, a mezzo tono,
in estrema confidenza:
sono un misto d'insolenza,
di capriccio e vanità.

RAMIRO
E Alidoro mi diceva
che una figlia del barone...

DANDINI
Ah, il maestro ha un gran testone,
oca eguale non si dà.

RAMIRO
Se le sposi pur chi vuole...
seguitiamo a recitar.

DANDINI
Son due vere banderuole
ma convien dissimular.

(Clorinda accorrendo da una parte, e Tisbe dall'altra.)

CLORINDA
Principino, dove siete?

TISBE
Principino, dove state?

CLORINDA E TISBE
Ah! Perché m'abbandonate?
Mi farete disperar.

TISBE
Io vi voglio.

CLORINDA
Vi vogl'io.

DANDINI
Ma non diamo in bagattelle!
Maritarmi a due sorelle
tutte insieme non si può.
Una sposo.

CLORINDA E TISBE
E l'altra?

DANDINI
E l'altra...
(accennando Ramiro)
...all'amico la darò.

CLORINDA E TISBE
No, no, no, no!
Un scudiero? Oibò, oibò!

RAMIRO
(ponendosi loro in mezzo, con dolcezza)
Sarò docile, amoroso,
tenerissimo di cuore.

CLORINDA E TISBE
(guardandolo con disprezzo)
Un scudiero! No, signore.
Un scudiero! Questo no.

CLORINDA
Con un'anima plebea!

TISBE
Con un'aria dozzinale!

CLORINDA E TISBE
(con affettazione)
Mi fa male, mi fa male
solamente a immaginar.

RAMIRO E DANDINI
(fra loro ridono)
La scenetta è originale:
veramente da contar.




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